"Strana cosa è la conoscenza! Quando si è impadronita della mente, si abbarbica ad essa come un lichene alla roccia."
Racconto veramente interessante, nato da una sfida letteraria tra Marie Shelley (autrice ), Percy Shelley e Lord Bayron, divenne in breve tempo un libro conosciuto da tutti.
Chiunque oramai conosce la creatura che erroneamente è chiamata Frankenstein. Erroneamente perché Frankenstein è il cognome dello scienziato che lo crea. In realtà la creatura mostruosa che prende vita dagli esperimenti dello scienziato non ha nome. Questo fatto sottolinea maggiormente lo scopo di questo sfogo letterario della Shelley, il diverso, reietto dall' umanità e evitato da tutti, non merita neanche un nome. Il suo stesso creatore lo abbandona al primo alito di vita che gli dona, perché capisce la mostruosità che ha fatto nel mettersi al posto del Creatore vero.
Il racconto che segue un sistema epistolare ha un triplice io narrante: l' esploratore, lo scienziato e la creatura stessa. E tutti sottolineano il problema della diversità e dell' emarginazione degli incompresi.
Molto interessante il parallelismo, che spiegato la creatura, tra lui e Adamo primo uomo. Dio può creare Adamo in quanto Onnisciente e quindi aprioristicamente conosce le conseguenze di quell' atto creativo, a differenza dello scienziato che non può prevedere nulla e scatena così conseguenze incontrollabili.
Tutto termina in maniera tragica ed è da considerarsi un vero monito per tutti coloro che si apprestano allo studio delle scienze senza un rigore morale e senza coscienza.
Un racconto molto bello davvero del quale con immaginavo le profondità.
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