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sabato 4 ottobre 2025

Weltanschauung flottilla e visione del mondo

 
Weltanschauung, flottille, percezione, guerre, pace, governo


Molti pensano che la scuola sia il luogo della cultura, dove imparare le cose.
Vado a scuola e mi insegnano la storia d' Italia o le battaglie di Napoleone; la matematica, a capire gli atomi o il citoplasma delle cellule.
Io però non la vedo così. Troppo semplice per una mente bislacca!
Una volta un mio collega di studi alle superiori esordi in un' interrogazione dicendo che non avesse alcun senso conoscere le vicende della battaglia di Waterloo se poi lui doveva progettare un impianto elettrico per una palazzina di due piani. A cosa potrebbe servire conoscere gli spostamenti della cavalleria napoleonica mentre stai calcolando la sezione della linea montante di un impianto civile.
Se fosse davvero così, se il sapere delineasse semplicemente il mio profilo culturale, allora il mio amico avrebbe avuto ragione. 
Ma non è così, non lo è mai stato. Fosse così la scuola è l' istruzione in genere sarebbe profondamente discriminatoria tra chi impara e chi pratica. Le scuole professionali assolverebbero a compiti totalmente diversi dai licei dove l' esperienza è del tutto intellettuale.
Non è così, non può essere, non deve esserlo in un paese che si definisce libero e democratico. 
La cultura e la scuola servono per fare comprendere all' individuo la sua situazione, nel senso letterale della parola. Capire dove sei situato, in che ambito politico, sociale, religioso, familiare, personale.
Non è una cosa tanto scontata. La storia serve per capire da dove vieni perché tutto ciò che sei è il risultato delle vicende che ti hanno preceduto e tu sei il riassunto di tutta la conoscenza che in qualche modo ha influenzato tutto il tuo organismo e il tuo modo di pensare.
La tua posizione nel mondo è la prospettiva da cui lo guardi dipendono dalle influenze esterne che ti pervadono.
Non sei e non sarai mai un' isola nel mondo, neanche se te ne vai a fare l' eremita sul cucuzzolo di una montagna, perché potrai fermarti e rimanere invariato per il resto della vita ma quello che sei al momento in cui ti stacchi dal mondo è già stato influenzato dal tuo vissuto, dal tuo sguardo, da quello che hai letto, ascoltato, imparato.
Sentiamo più forte l' incertezza del momento a causa di queste guerre e ci sembra che ci siano più vicine, ma solo perché i media ne parlano sempre. La cosa fa notizia e tutti ne parlano e hai la possibilità di farti una coscienza sul fatto, di avere un' opinione.
Si muove una flottiglia di civili che non vogliono stare solo a guardare e con coraggio si mettono in moto e tutti ne discutono: in bene, in male, non importa come, ma va bene perché puoi pensarci situarti rispetto al problema.
Però nel mondo ci sono più di 50 conflitti, guerre di cui nessuno parla e che conoscono solo alcuni, una piccola élite di intellettuali o giornalisti che se ne interessano. Nessun parlamento né discute, nessun giornale o notiziario ne fa notizia se non per casi eccezionali, magari quando una suora viene uccisa a colpi di macete e poi niente. Ma anche lì ci sono morti, vedove, bambini senza pane, carestie. E la nostra posizione di fronte a loro? La nostra "weltashuung"? Come li vediamo questi mondi che idea ne abbiamo? Quale flottiglia si muove per loro? Dove sono le mobilitazioni, gli scioperi generali per tutti gli innocenti che muoiono dimenticati e sconosciuti da tutti?
C' è una grande ipocrisia nel mondo:

SUDAN--150.000 MORTI

YEMEN--377.000 MORTI

MYANMAR -- DECINE DI MIGLIAIA DI MORTI

E questi sono solo alcuni dei focolai. Ce ne sono ovunque e qual' è la nostra percezione di tutto questo? In che posizione ci mettiamo. Per l' ucraina o la Palestina è abbastanza semplice farsi un' idea, scegliere da che parte stare, ma per gli altri? Non sappiamo nulla, non ci fanno sapere nulla. Conflitti di serie B? Morti di serie B, bambini di serie B.
Dove sono le flottille, dov'è l' indignazione, le sanzioni, i movimenti popolari che scendono in piazza e occupano strade, porti, ferrovie.

L' opinione pubblica è pilotata anche in questo. Certo davanti agli uomini della flottiglia io mi tolgo il berretto. Davanti a uomini e donne che disarmati affrontano un esercito in mare a rischio della vita. Li considero eroi. Hanno fatto quello che dovevano fare i governi che ci rappresentano, dimostrando ancora una volta che i potenti stanno da un' altra parte, per i fatti loro.
Ma qui è in discussione un' altra cosa. C' è da chiedersi qual' è la mia posizione nel mondo e qual' è la percezione che io ho dell' umanità. Devo rispondere a questa domanda, cercarne un sunto per capire e per capirmi.
Io chi sono!