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domenica 2 novembre 2025

2 novembre - giorno dei vivi

 Ognuno l' ha davè chissà creanza...
Cimitero


È stata una giornata davvero pesante  uggiosa, piena di impegni e di strada percorsa.
Il tutto amplificato dalla ricorrenza che riporta alla mente i tempi passati, i volti di chi vorresti ricordare più vividamente ma che il tempo lentamente scolora nei cassetti della memoria.
Muoversi nel cimitero non è che sia poi così esilarante, ma è un modo per pensare alla vita in maniera più profonda.
Questo di fermarsi a pensare in un' epoca dove tutto è effimero e digitale diventa qualcosa sempre più difficile da fare. Perciò il fatto che queste ricorrenze ti obblighino a farlo è una cosa positiva.
Certo i morti non hanno bisogno dello smartphone o dei reel, neanche delle faccine o dei likes. I morti rispondono alle domande sempre col silenzio e devi essere tu ad interpretarlo. A volte questi nostri avi taciturni riescono a fare un gran chiasso se ti fermi ad ascoltare. E quindi, tutto poi, si riflette su te stesso che vai lì a cercare risposte. 
Un giorno per il silenzio, per l' ascolto, per rimanere "connessi" con la vita reale, con noi stessi.
Ogni anno purtroppo ti rendi conto che i parenti che preferiscono il silenzio sono sempre di più, ma per farne il focus sei tu che ti devi fermare a pensare. 
E loro pare che ci dicano con Totò:
"So fesserie che fann e viv. Nu simme serie appartnimm a muort!"
La morte è una livella si sa e pure io entrando in quel luogo ho dovuto togliere il berretto...



martedì 24 novembre 2020

Lo diceva Ungaretti, ma oggi più che mai è da condividere.

(Otto anni fa pensavo così e non mi pare sia cambiato molto…)

Siamo tutti in cerca di un sorriso, una carezza su cui poggiare le nostre piccole o grandi miserie. Eppure è così difficile trovare aiuto! Passeggiamo in mezzo a persone chiuse nei paltò del proprio egoismo, anche un sorriso sembra un lavoro impossibile da compiere. Percorro le strade, sempre più trafficate e così deserte allo stesso tempo. Ti accorgi che nel mondo c’è sempre più gente e molte meno persone. Tutti sprofondati nel telefonino, negli affari, nei moduli da compilare, sguardi bassi.
Sapete qual’è la più grande sfortuna dei maiali? Sono incapaci di guardare il cielo, non lo possono fare, guardano solo in avanti e a terra. Ricordo l’episodio del Vangelo in cui il Signore scaccia i demoni e li manda in una mandria di porci, loro volevano andarci perché lì non avrebbero visto il cielo. L’umanità si sta comportando così?
E’ possibile che sia così difficile alzare la testa, guardare gli altri, magari sorridere?
No, siamo troppo presi dalla terra che come una calamita attira gli sguardi rilegando tutti in una prigione di solitudine. Poi ci si illude di avere amicizie sincere con le quali fare colazione insieme, scambiare qualche battuta puerile. Ma quanti sono davvero disposti ad ascoltarti a diventare per te un appoggio per la tua vita per i tuoi sentimenti, per la tua malinconia.
A volte mi chiedo che senso abbia tutto questo. Cercare sempre persone nuove e accorgesi che di te in realtà non gliene importa nulla, tutti cercano di utilizzarti e contemporaneamente si difendono per non essere utilizzati da te. E’ per questo che io ho davvero pochi amici ed è per questo che ne sono così lieto. Non è la quantità che importa ma è il legame che ci unisce che rende la nostra amicizia unica. Persone con le quali puoi rimanere distante anche mesi e che appena li ritrovi, il tuo rapporto con loro ricomincia lì dove lo avevi lasciato, persone sulle quali puoi contare perché sanno che loro possono contare su di te.
In realtà è che ci accorgiamo degli amici sono quando siamo affaticati spiritualmente, quando un piccolo o grande dolore viene ad abitare la nostra anima, perché è proprio in quel momento che senti il peso della solitudine. E’ così, l’ho già detto, l’allegria trova presto dei compagni, ma il dolore… quello no! E’ solo e ci sembra che nessuno possa capirci a fondo. Il dolore è qualcosa di strettamente personale, l’unica cosa veramente nostra, talmente nostra che nessuno per quanto si sforzi può capire con esattezza. A volte si sente questa frase: “Cosa vuoi che sia!”. Ma non c’è un metro per misurare il dolore; ognuno lo vive in maniera autonoma dagli altri, nella propria pienezza, nella pienezza della propria anima. Così tutti veniamo giudicati di esagerazione e tutti pienamente soffriamo le nostre piccole angosce esasperate dall’insofferenza altrui. Questa è la solitudine ed in questo siamo più soli degli eremiti perché, in un mondo che nel suo caos ti avvolge con la sua indifferenza ci sentiamo degli esiliati, mentre chi vive la sua solitudine, fisica, ricercata , riesce ad abbracciare tutti i popoli senza per questo aver bisogno di loro. E’ così inevitabilmente. Allora che fare? Esiliarci dal mondo? Sederci sul cucuzzolo di una montagna, segregarci in qualche clausura in attesa che questo mondo passi?
Non avrebbe senso, una sola è la vita e tutti abbiamo il dovere di viverla appieno, superando le difficoltà e le mortificazioni che ci opprimono la mente, pensando che tutto passa e che è del tutto inutile cercare la soluzione sul pavimento. Alzare la testa quindi e reagire, sorridere in cerca di qualche persona che per noi diventi cara e come una balaustra ci faccia, spassionatamente, appoggiare la nostra malinconia…o questi pensieri di una mente -bislacca.