martedì 19 ottobre 2021

Madame Bovary - Gustave Flaubert

 



Ho riletto questo libro, volevo ricordare il perché mi piacque tanto la prima volta.

Adesso ricordo benissimo, effettivamente bisognerebbe che tutti lo leggessero.Pieno di emozioni, sensazioni, delusioni che ognuno di noi è portato a conoscere nel cammino della vita.

Una volta un noto personaggio televisivo disse: " Da Flaubert in poi tutti cerchiamo la nostra Madame Bovary " . Credo avesse ragione, anzi di più! Tutti siamo prima o poi Emma nel corso della vita. Nelle nostre insoddisfazioni, la noia della routine a volte, i sogni di evasione si fanno assomigliare  a lei, ci partecipano dei suoi sentimenti. Ma anche il signor Bovary non è da meno. A volte inetti, altre indifesi dalle vicende che ci sorprendono impreparati, cerchiamo una consolazione, un amore in cui riversare la tristezza, assolutamente inermi e incoscienti vi ci immergiamo completamente ignari di tutto.

Un libro stupendo.

Il mattino si vede dal buongiorno...o viceversa

Fermata autobus

 Ieri mattina ho accompagnato mio figlio alla fermata degli autobus. Doveva partire per ritornare nella città che lo sta momentaneamente ospitando in attesa di prendere questa sospirata laurea

L' alzataccia  alle 5 di mattina di Lunedì non è proprio il massimo né per gli studenti, né per gli accompagnatori e perfino l' auto durante la messa in moto mi pare abbia fatto un verso che assomigliasse molto all' onomatopeia " chi-to-fa-fa". Comunque presi armi, bagagli , studenti e sbadigli ci siamo immersi in questo manto oscuro del buio che precede l' alba autunnale. 

Alla fermata siamo rimasti in auto ad aspettare il mezzo, come sempre in ritardo. 

Mi piace osservare le persone nei loro momenti più spontanei e, li, a condividere la nostra sorte ne stazionavano parecchie, tutti infreddoliti, con le loro nuvolette "sbadigliose" meno fortunati di noi, evidentemente, visto che a loro non era concesso di ripararsi dal freddo. Alcuni erano già lì, altri arrivavano, uno alla volta, ognuno per i fatti suoi, ognuno a pensare, forse, alla propria giornata che stava per avere inizio. Tutti erano silenziosi, asciutti di parole.

Ritenuto giunto  il momento di tirare fuori i bagagli dall' auto, sono uscito e girandomi intorno ho tirato fuori il mio " buongiorno!" Notando inconsapevole, che ero stato l' unico a fare questa cortesia. Al che tutti, come ridestati dal torpore ottobrino, mi hanno risposto. In un attimo ho visto un cambiamento radicale, questo piccolo crocchio di gente come formiche disturbate, si sono messe al "lavoro", scambiandosi sorrisi cortesi, spostandosi dalla loro inamovibilità. Credo che con questo semplice augurio, questa comunissima parola, abbia dato il via a quella giornata che sembrava volesse rimanere sotto il limbo della pensilina della fermata.

Ho capito l' importanza di questo saluto, del suo potere di riallineare le cose, di farle partire. 

Credo che occorra riscoprire i vecchi adagi e forse rielaborarli per il nostro nuovo modo di vivere:

"Il buongiorno si vede dal mattino si, ma anche il mattino si vede nel



buongiorno".

Auguriamocelo più spesso! Chissà forse funziona per davvero! 

domenica 10 ottobre 2021

IL CAVALIERE DEL GIGLIO ( Carla Maria Russo)

 


Ho appena finito di leggerlo. Un libro stupendo, ricco di storia, di vita, sentimenti. Davvero scritto bene.

Avevo notizie solo sommarie su Farinata Degli Uberti, risalenti a reminescenze scolastiche dell' opera dantesca. Le gesta di quest' uomo reso famoso dal "Sommo" non sono praticamente reperibili data la dannatio memoriae che i suoi postumi guelfi gli hanno riservato. Questo libro basandosi su documenti attendibili ricostruisce le sue meravigliose vicende. 

Dal punto di vista letterario, Carla Maria Russo, scrive in maniera molto piacevole e gustosa. Dopo aver cominciato non avevo più voglia di smettere.

Sono davvero contento di averlo letto.


martedì 5 ottobre 2021

Il senso dei social

 


Ritorno per caso sulla pagina di un mio vecchio conoscente. Un signore interessante: poeta, girovago, si potrebbe definire un saggio. Tanti ricordi in versi mi riaffiorano alla memoria, i suoi commenti sotto i miei scritti, a volte taglienti, altre volte più mansueti. 

La cosa che mi salta subìto all'occhio è la quantità enorme di auguri fatti per il suo compleanno. Chi gli scrive di volerlo abbracciare, chi si scusa perfino del ritardo ( è evidente che ha aperto il portale il giorno seguente e ha letto la notifica che glielo ricordava). Tutto molto bello, tutto interessante e penso quanto siano cambiati i tempi, come sia possibile adesso comunicare con chiunque in qualsiasi parte del globo, in breve tempo o come si dice adesso in " tempo reale" come se potesse esistere un tempo finto. Scrollo ancora più in basso  e mi accorgo che questo si verifica tutti gli anni addietro nella stessa data, a parte qualche commento un po' più lungo, più appassionato, il resto tutto uguale: auguri, scuse e frasi di convenienza senza troppi sentimenti. Il problema qual' è direte voi, in fondo facciamo tutti cosi, l' importante è il pensiero si dice comunemente.

La stranezza sta nel fatto che questo signore è deceduto circa 10 anni fa e il suo profilo è rimasto aperto in sua memoria su volontà dei parenti suppongo. Ora, a parte qualcuno che gli sarà stato veramente vicino, gli altri ogni anno vanno li, automaticamente, spinti dalle notifiche del sistema che ricorda loro la data di nascita di quest' uomo.

Non voglio aggiungere altro e neanche scrivere una prosopopea sulla necessità di questi social, del resto lì uso anche io e anche io a volte faccio gli auguri su richiesta dei sistemi che me li ricordano. Soltanto da ora in poi me ne rammenterò quando li riceverò anch'io... Spero da vivo almeno.

domenica 3 ottobre 2021

Da Tolstoj in poi..siamo un po' tutti Anna Karenina

 

Bislacca-mente

Anna, Kostantin, Vrosky, Alexey Alexandrovic, Oblonsky e tutti gli altri, una carrellata di personaggi, di stati d' animo, di modi di essere in cui ogni lettore si può ritrovare e riconoscere e non solo in senso assoluto, ma anche nell' esistenza particolare di ogni giorno. Ognuno di noi è un po' traditore, tradito, dissoluto, parsimonioso e tutti sul treno della vita. 

Già, il treno che percorre una strada che può portare al pentimento e alla conversione come Kostantin o alla pazzia e morte come Anna Karenin.

Una storia pazzesca nella sua particolarità e nella peculiarità dei protagonisti, ma anche tanto vera nel suo insieme.

Vale la pena di spendere qualche giorno per questa lettura che diventa a volte peripatetica, girando intorno alle situazioni più disparate come un treno che non sa bene in quale stazione fare una fermata, altre volte è diretta, un fendente dato all' improvviso come un suicidio che si risolve, inaspettato, in poche pagine scritte.

Un protagonista occulto che non risulta subito alla mente, il Vangelo, la fede che diventa in qualche modo il binario di questo viaggio che indirizza la vita così come dovrebbe essere, seguendo il quale si arriva alla conversione e al valore assoluto della vita, oltre il quale si deraglia verso la disperazione, la solitudine interiore, la disperazione...la morte.

Un libro da leggere assolutamente.



domenica 7 marzo 2021

Morte , vita e mensa benedetta

 Tutto è in equilibrio,



Strano ma se ci facciamo caso, se solo ci fermiamo un attimo a riflettere sulla nostra esistenza, ci rendiamo subito conto di quanto siamo legati alle vicende del Cosmo, e di come tutti gli esseri viventi siano interconnessi tra loro. Anche questa strana pandemia che così tanto ha modificato le nostre abitudini, in realtà dovrebbe farci comprendere quanto sia precario il nostro esserci, qui, in questo momento. Eppure non ci facciamo caso, continuiamo a vivere da “immortali” come se non dovessimo anche noi ritornare a pianeta, al Cosmo. Siamo fatti di Cosmo, eppure non c’è ne preoccupiamo.
Ma non sarà questo un pensiero ecologista in senso stretto, quanto più una considerazione sul nostro rapporto con gli altri esseri viventi che ci esistono intorno e che in qualche maniera diretta o più blanda entrano nella nostra esistenza, e diventano parte di noi e della nostra vita.
Noi siamo fatti di questo pianeta, le nostre molecole ne sono piene, siamo immersi profondamente in esso e non solo perché lo abitiamo ma anche e soprattutto perché è lui ad abitarci a darci il supporto biologico per la nostra vita. Ci nutriamo del pianeta e tutto quello che noi siamo proviene da qui, dalla terra, dall’ acqua attraverso un processo continuo di vita e di morte. Ci nutriamo di esseri viventi, non ci pensiamo e per farlo dobbiamo per forza causare la morte di altri esseri. Che siano animali o piante poco importa sono esseri viventi ai quali dobbiamo togliere la vita per renderli commestibili e farli entrare nel nostro corpo.
Nessuno fa mai questa considerazione, ma realmente siamo il risultato del sacrificio esistenziale di altra vita e tutto viene sempre fatto in maniera cruenta inevitabilmente. Un animale deve essere ucciso, con spargimento di sangue, un cavolo deve essere reciso con una lama, una carota estirpata dalle sue radici.
Oramai è pensiero comune che tutto avvenga sempre con una certa forma di crudeltà e di dolore. Certo nel caso degli animali la cosa è più visibile, perché non possono essere uccisi con una sostanza chimica che li renderebbe non commestibili, però pare che anche i vegetali abbiamo, se pure in una forma diversa, la percezione del dolore seppure sprovvisti di un sistema nervoso.
Qui nasce un problema forse etico, forse morale o religioso e cioè se sia giusto in qualche modo, procurare dolore per la sopravvivenza di altri. In natura tutto ciò che è vivo deve la vita alla morte altrui, perciò siamo portati a pensare che sia normale e continuiamo a mangiare noncuranti di nulla, ma io non sarei così sicuro perché c’ è una dimensione che non consideriamo.
Il dolore non è qualcosa di semplicemente fisico e basta infatti anche nel parlato usiamo delle espressioni che richiamano una dimensione extra fisica, utilizziamo la parola “male” per indicare una sofferenza di qualsiasi tipo. “sto male!” una frase che utilizziamo sia per il fisico che per l’ anima e che richiama una dimensione spirituale. Il dolore porta sempre con sé una componente che sopravvive perché in qualche modo trascendente. Questa componente resta in quello che mangiamo, senza volerlo entrerà in noi. La morte di un essere vivente non può essere senza conseguenze, le porta con sé e in noi.
Rileggendo il vangelo riflettevo su un passo che ho trovato strano. Prima della consacrazione del pane Lui lo benedí. Che senso avesse questo rito se stava per compiere qualcosa di più grande con la consacrazione? Credo che la risposta sia proprio in questo, il pane offerto doveva essere prima mondato.
Così anche per noi che tutti i giorni immettiamo in noi il cibo oltre a ringraziare per questa provvidenza dovremmo benedirlo, perché il Bene possa scacciare quel male che inevitabilmente abbiamo causato troncando una vita. La benedizione delle vivande non è solo un rituale di ringraziamento, è anche un atto curativo e un modo per prenderci cura di noi stessi.
Non abbiate paura può farci soltanto del Bene.

domenica 27 dicembre 2020

Considerazioni natalizie : Un Dio psichiatra e un pianeta da vaccinare

 I paradossi del Natale.



Quest' anno resterà nella storia,questo lo sappiamo, per questa pandemia,per il senso di impotenza che ci ha procurato, per i paradossi dell'esistenza che ci hanno visto testimoni. Non sono semplicemente pensieri di una mente-bislacca ma una verità di cui tutti siamo consapevoli. Una entità così piccola, infinitesimale come può essere un virus, ha messo in ginocchio un pianeta intero. L' economia, la salute, i punti che fino a qualche mese fa ci sembravano fissi, tutto messo in discussione e noi ancora una volta qui, in casa "arrestati", fermati ai domiciliari. Natale con i tuoi...ma pure questo detto in questa ricorrenza deve essere rivisitato. "Natale con i tuoi congiunti conviventi". E si, abbiamo imparato anche ad usare questa parola: "congiunti". Prima era depositata solo in qualche dizionario, adesso è diventata di uso comune. La prima volta che l' ho ascoltata in politica fu nell' insediamento del primo governo Conte quando per riferirsi al fratello del presidente Mattarella il presidente del Consiglio lo indicò in questo modo:"congiunto".( Lo dico io: Piersanti Mattarella, morto per mafia!). Da allora questa parolaccia è entrata nel nostro lessico e speriamo di poterla farla ritornare nei dizionari e nel dimenticatoio ( fosse per me la cancellerei proprio!).

Così abbiamo trascorso questo Natale in maniera particolare, e perfino il mio presepe, ancora più spartano del consueto rispecchia il modello del nuovo DPCM con Il piccolo Gesù e i suoi "congiunti", Maria e Giuseppe e un solo pastore che gli fa visita a distanza di sicurezza, quattro in tutto.

A parte tutto questo è stata una festa in attesa di un vaccino che insieme al Bambinello di Betlemme potesse portare una luce di speranza. La speranza, anche questo un paradosso. In questo periodo, un ministro della sanità col nome di una virtù teologale e che paradossalmente mentre si rinnova il ricordo nella Natività si congratula per aver fatto in modo di rendere accessibile a tutte le donne in gravidanza fino alla nona settimana la pillola abortiva. Stranezze umane!

Adesso però il Vday c' è stato, la vaccinazione è finalmente disponibile e sorge un altro problema paradossale: convincere tutti che bisogna vaccinarsi. Ora io davvero quando penso a Nostro Signore lo immagino con una pazienza infinita. Lo abbiamo pregato per quasi un anno di liberarci dal covid, bestemmiandolo pure, in alcuni casi, per avercelo mandato e adesso che ci offre la cura molti la vogliono rifiutare.

Allora il problema non è questo anno, perché gli anni sono solo numeri che si susseguono per contare le rotazioni della terra intorno alla sua stella. Il problema.siamo noi umani, siamo noi pieni di paradossi esistenziali e bipolari! Così sono arrivato a una conclusione, che tra tantissime peculiarità del nostro Dio: Provvidenza, amore, perdono, libertà, pazienza, in questo anno se n'è aggiunta ancora una, o meglio sono io che l' ho notata solo adesso: la Sua attitudine ad essere anche un bravo psichiatra. Altrimenti non si spiega...

E prima di un cura per un virus abbiamo tutti bisogno di tornare da Lui e metterci in analisi.

...che poi il bislacco sono io!