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| (Il nostro"libero arbitrio") |
Siamo o no liberi di scegliere?
Questa è una
domanda che spesso ci facciamo quando parliamo di religione ma anche
quando ci muoviamo in altri settori della vita. Siamo realmente noi i
protagonisti delle nostre decisioni e meglio ancora, siamo noi a
scegliere quello che vogliamo fare o in qualche modo siamo
condizionati dall’esterno, dalle altre persone o dalla mentalità
dominante? E nella sfera teologica? Siamo cioè davvero liberi?
Per me la risposta è
relativamente semplice da dare. Penso proprio di no.
Per tanti secoli la
chiesa cattolica ci ha spiegato che siamo creature dotate di
intelletto e che possiamo usarlo per accettare o meno la volontà di
Dio, che possiamo anche voltargli le spalle ma io leggendo e
rileggendo la Sacra scrittura tutto questo non l’ho mai trovato e
credo che neanche la chiesa abbia mai inteso questo concetto in
maniera così stretta. Naturalmente il viaggio che stiamo per fare
deve poi ritornare a dei principi che possano essere condivisibili
nel mondo circostante, per cui salperemo dal molo della religione per
attraccare alle terre emerse della società in cui viviamo.
Già dai primi passi
della Bibbia si legge che l’uomo si ribella al suo Creatore in
maniera evidente. Dio gli “ordina” di non mangiare dell’albero
della vita e lui puntualmente trasgredisce il comando. In seguito la
storia si ripete più volte in maniera diversa ma comunque con esiti
per lo più uguali. Ogni volta cioè che l’uomo contravviene ad un
comando assegnatogli dal creatore, lo stesso infligge al malcapitato
una punizione. Ancora possiamo parlare dei comandamenti, che si
chiamano appunto così, perché sono indipendenti dalla volontà
dell’uomo di accettarli ed eseguirli. Inoltre a corollario di dette
regole il signore dona anche delle pene espiative da eseguire per i
trasgressori, fino ad arrivare, per i casi più gravi, alla morte
come nel caso della bestemmia o dell’adulterio.
Occorre però
fermarci un attimo nella nostra navigazione e gettata l’ancora
cercare di scendere un po' in profondità per capire meglio alcuni
concetti. Come mai l’uomo ha bisogno di essere corretto, anche
punito se poi parliamo di libero arbitrio? Quale senso può avere un
atteggiamento simile. Allontaniamoci allora per un momento dalla
sacra scrittura, dalla legge ebraica per entrare in un insieme di
regole a noi più familiari. Prendiamo come esempio il codice della
strada e in particolare la legge sulla sicurezza che riguarda le
cinture a bordo. In realtà la legge entra nell’abitacolo del
veicolo e ci impone di allacciarle. Se le forze dell’ordine ci
dovessero fermare con le cinture non allacciate sicuramente ci
verbalizzerebbero una multa salata. Molti non comprendono ancora oggi
le motivazioni che muovono lo stato a compiere simili gesti, in fondo
la sicurezza riguarda soltanto noi. Fatto sta, però, che la paura
della multa ci “obbliga” a proteggerci col dispositivo e in
questo modo , in caso di incidente, molte volte anche ad uscire
illesi da uno scontro. Tante persone possono raccontare questi fatti
grazie ad un riflesso di una legge e per la paura di un eventuale
provvedimento ad esso correlato. Diciamo che per i comandamenti
avviene la stessa cosa, si parla di inferno, di supplizio eterno, di
legge, tutte cose che esulano le nostre libere intenzioni e vanno
anche queste viste in un’ottica di salvezza individuale; per
raggiungere quello che chiamiamo Paradiso che altro non è che la
vita in Dio, bisogna essere santi proprio perché Dio stesso è
Santo. Queste regole servono per questo, per non allontanarci e
cadere così in un gorgo peggiore che è quello di perdere la
possibilità di una vita piena.
Tutto questo
naturalmente ha il suono di una lontana campana aleatoria se non la
contestualizziamo nella vita di tutti i giorni. A questo punto
pensare che il libero arbitrio sia davvero possibile mi diventa
davvero complicato da sostenere. Se mi trovo a percorrere una strada
a senso unico e raggiungo un bivio con due cartelli che mi indicano
per esempio da un lato “Bologna” e dall’altro “ Milano”,
posso davvero decidere liberamente la strada da percorrere. Ma se si
cartelli mi indiano da un lato “Milano” e dall’altro “STRADA
INTERROTTA STRAPIOMBO DI 300 M”, allora avrò si la possibilità di
accedere a quella via ma solo se ho intenzioni suicide. Per farla
breve, nel secondo caso anche se all’apparenza può sembrare che la
decisione possa essere presa da me, in realtà devo sottomettere la
mia volontà a quella di chi ha cominciato i lavori o almeno a
quella di chi ha messo quel cartello.
In ogni situazione
della vita, in ogni contesto ci troviamo: politico, sociale,
religioso le regole sono fatte per permettere la convivenza tra le
persone e per farle comminare tutte in una stessa direzione, verso un
progetto comune. Dal punto di vista religioso il motivo è abbastanza
intuitivo in quanto siamo tutti immersi in un progetto di salvezza
universale che implica tutti e che prescinde la volontà del singolo.
Immaginate se tutti i progetti divini potessero essere messi in crisi
da una singola persona che volesse decidere di fare di testa propria.
L’intera umanità bloccata con le quattro frecce per colpa di uno o
pochi individui ribelli. Il concetto è improponibile già nella sua
formulazione. Ma anche in tutti gli altri settori la cosa non è
molto diversa, quei pochi anarchici che ogni tanto si affacciano alla
storia vengono presto messi a tacere perché il bene comune supera
ogni diritto privato alla ribellione, per questo esistono le leggi,
per questo esistono anche le punizioni espiative.
In questo periodo
così cupo per tanti motivi che viviamo, i negazionisti, i “contrari
a prescindere”, i complottisti non fanno altro che procurare
malcontento, caos e incertezze che non approdano da nessuna parte,
questa non è libertà di opinione né esercitare il libero arbitrio
ma solo un vano tentativo di dare fastidio. Urge da parte di tutti un
ritorno alla coerenza e alla coesione per uscire insieme al più
presto da questa brutta situazione che ci ha fermati ad un angolo.
Ma il mio scopo non
era fare la morale a nessuno ma solo portarvi in giro da un lato
all’altro della mia mente_bislacca...